BIOGRAFIE (DALL’ECOLE DE MINES, PARIGI)

BERTHIER Pierre (1782-1861). Entrato a l’Ecole Polytechinique (Politecnico) nel 1798 e all’Ecole des Mines nel 1801, lavorò in seguito nel laboratorio centrale dell’Ufficio delle Miniere. Nel 1816,fu nominato Professore di Docimastica e direttore del Laboratorio dell’Ecole des Mines. Membro della sezione di Mineralogia dell’Accademia delle Scienze nel 1827, fu nominato Ispettore Generale delle Miniere nel 1836

L’opera di Berthier sorprende per la sua diversità (fu autore di oltre 150 pubblicazioni). I suoi lavori si dividono tra la mineralogia, la geologia, la chimica, e interessano sia le applicazioni industriali che la ricerca fondamentale: la scienza e l’industria gli sono così debitori di un gran numero di scoperte. La maggior parte dei suoi studi , nella mineralogia in particolare, riguardano più specificatamente i minerali "utili". Pubblicò nel 1834, il suo famoso "Traité des essais par la voie sèche,ou, des propriétés, de la composition et de l’essai des substances métalliques et des combustibles" (Trattato di ricerca per via secca, o, delle proprietà, della composizione e della ricerca delle sostanze metalliche e dei combustibili), molto utilizzato dai mineralogisti e dagli ingegneri delle miniere, grazie ad un trattamento didattico e pratico dei metodi analitici.

I minerali del ferro occuparono un posto importante nelle sue ricerche: fece uno studio molto approfondito della composizione di questi minerali in Francia con lo scopo di migliorarne i processi di trattamento e la metallurgia; questo gli permise ,in via subordinata, di precisare la natura del "ferro carbonato" detto anche "ferro spatico" e di scoprire nel 1820 una nuova specie minerale la chamoisite (chiamata poi chamosite). Altri minerali furono analizzati da Berthier, che dimostrò per esempio la presenza di acqua di cristallizzazione, negata fino ad allora nello "zinco silicato" (l’hemimorfite). Berthier ha insistito sulla necessità di distinguere bene le specie minerali dai miscugli che sovente ne falsano l’analisi.

I minerali delle argille furono oggetto di molteplici lavori da parte di Berthier, in virtù della loro importanza industriale; in questa occasione descrisse due nuove specie, l’halloysite nel 1826 e la nontronite nel 1827. Fu uno dei primi a studiare la decomposizione delle rocce silicate, scoprì la presenza di alluminio nelle miniere di Baux vicino a Tarascon, che in ragione del suo colore era stato fino ad allora considerato come un minerale di ferro "difficile da trattare". Questo minerale fu in seguito chiamato "beauxite"da Dufrénoy (1844) ma il suo nome definitivo : bauxite gli fu dato da Deville nel 1861.Segnaliamo che Berthier ha realizzato numerosi lavori sui minerali di rame, di mercurio, i combustibili fossili......A lui si deve la scoperta e la descrizione della franklinite, infine a Chazelles (Puy-deDôme), segnalò un solfuro di ferro e d’antimonio che chiamò haidingérite in onore di Haidinger, quest’ultimo chiese in seguito, che questo minerale fosse dedicato al suo scopritore: da cui la berthiérite. In un altro campo, Berthier aveva rilevato, molto prima dei lavori di Mitscherlich sull’isomorfismo, che le sostanze chimicamente differenti potevano avere la stessa forma cristallina e anche cristallizzare insieme, iniziò una serie di sintesi di carbonati, esperienze che furono riprese più tardi, con successo, da Sénarmont.

Brochant de Villiers André, Jean-Marie (1772-1840) a Friburgo seguì l’insegnamento di Werner dal 1791 al 1793; di ritorno a Parigi entrò nel 1794 all’Ecole des Mines, Ingegnere dell’Agenzia delle Miniere nel 1800 ed editore del Giornale delle Miniere nel 1801, fu nominato Professore di Geologia e di Mineralogia all’Ecole des Mines, allora a Pesey (in Savoia) . Conservò la cattedra anche quando l’Ecole tornò a Parigi nel 1815 e divenne il responsabile della riorganizzazione della Collezione di mineralogia. Nel 1816, fu nominato membro dell’Accademia reale delle Scienze; nominato in seguito Direttore della Vetreria Saint-Gobain, divenne Ispettore Generale delle Miniere nel 1824. Nel 1835, quando rassegnò le dimissioni da professore titolare, la cattedra di Mineralogia e Geologia fu sdoppiata in due cattedre distinte, quella di Mineralogia fu affidata a Dufrénoy e l’altra di Geologia a Elie de Beaumont.

2.

Brochant pubblicò una sola opera importante sulla mineralogia, il suo "Trattato elementare di mineralogia seguendo i principi del professor Werner, Consigliere delle miniere della Sassonia. Redatto in base a numerose opere tedesche, aumentato dalle scoperte più moderne, e accompagnato da note per accordare la sua nomenclatura con quella degli altri mineralogisti francesi e stranieri" (Parigi, 1801-1802;1808). Quest’opera , senza avere lo stesso impatto del trattato del suo maestro Hauy, pubblicato l’anno seguente, ebbe un meritato successo poichè l’autore completava le dottrine di Werner con le scoperte eccezionali di Hauy. E’ necessario tuttavia sottolineare che il contenuto della sua opera riguardava soprattutto la geologia. Incoraggiato dalla pubblicazione di Greenough della carta geologica dell’Inghilterra, nel 1822, Brochant favorì la realizzazione di una carta anche per la Francia. Iniziò i rilevamenti nel 1825 con i suoi collaboratori Elie de Beaumont e Dufrénoy, che per più di 10 anni fecero i rilievi del terreno (percorrendo più di 70000 km), mentre Brochant supervisionava e ordinava i risultati. Pubblicò nel 1835, nei "Comptes Rendus" un rapporto su questo lavoro " Notizie sulla carta geologica generale della Francia", ma la carta completa con i due volumi di spiegazioni fu pubblicata tra il 1841 e il 1848, dopo la sua morte.

BRONGNIART Alexandre, (1770-1847) fu un vero naturalista e al tempo stesso geologo, mineralogista, paleontologo,zoologo, e botanico, in un epoca in cui questo era ancora possibile. Collaboratore di Hauy,Cuvier, Dolomieu, de Lamark, Vauquelin. La mineralogia occupò un posto importante nella sua vita scientifica, nel 1821, malgrado la sua ambizione fosse di ottenere una cattedra di zoologia e poi di geologia, divenne Professore di Mineralogia al Museo (in sostituzione di Hauy). Nel 1797, accettò di subentrare ad Hauy all’Ecole des Mines, e poi all’Università nel 1806. Membro dell’Accademia delle Scienze nel 1807, pubblicò alcune opere di mineralogia ( Traité de minéralogie) (Trattato di mineralogia) (1807) in 2 volumi; Introduction à la minéralogie (Introduzione alla mineralogia) (1824); Tableau des espèces minérales (Tavola delle specie minerali) ( 1833) oltre a numerosi articoli. Descrisse nuove specie minerali (bustamite, dufrenite,glauberite, nacrite). Tuttavia, Brongniart non realizzò vere e proprie scoperte in mineralogia, come invece aveva fatto per la geologia o la paleontologia. A questo scopo ricordiamo le sue ricerche con Cuvier, i cui risultati furono descritti nel famoso "Essai sur la géographie minéralogique des environs de Paris" ( Ricerca sulla geografia mineralogica dei dintorni di Parigi) presentato all’Istituto nell’aprile 1808, (una versione ampliata di quest’opera completa di una grande carta geologica colorata e di numerosi tagli, fu pubblicata nel 1811).Nonostante il titolo: "Carte géognostique des environs de Paris" (Carta geognostica dei dintorni di Parigi), si trattava ,in realtà, di una carta geologica, che teneva conto di 10 formazioni stratigrafiche che andavano dal gesso agli strati alluvionali. Contrariamente alla teoria nettunista allora in auge, quest’ opera estendeva la durata dei tempi geologici e mostrava l’esistenza di terreni "formati sotto l’acqua dolce". Inoltre, Brongniart utilizzò molto i fossili per stabilire le correlazioni dettagliate tra gli strati.

Discepolo di Dabenton ed uscito dall’Ecole des Mines, le ricerche mineralogiche di Brongniart iniziarono effettivamente dopo aver incontrato Dolomieu e Hauy , del quale divenne spesso supplente. Hauy gli insegnò a distinguere i minerali per le loro proprietà geometriche e ottiche mentre con Vauquelin realizzò numerose analisi di minerali. Avendo avuto tali "maestri" Brongniart ha potuto esporre in una dissertazione del 1833 il principio essenziale della mineralogia descrittiva, che deve prima di tutto fondarsi sulla composizione chimica

che tiene strettamente in considerazione della cristallografia. Le applicazioni pratiche della mineralogia erano un argomento che preoccupava Brongniart, il cui stato d’animo era certamente legato al suo soggiorno a l’Ecole des Mines. Egli rimase per 47 anni, fino alla sua morte, Direttore della Manifattura di Sevres, dove applicò le sue conoscenze di mineralogia e di chimica alla fabbricazione delle ceramiche. Nel 1837, Brongniart iniziò con Delafosse la composizione di una grande opera intitolata: " Il Regno minerale o Storia naturale delle specie minerali che presentano caratteristiche e proprietà distintive, le loro dirette applicazioni agli usi della vita, il rapporto tra specie, il posto che queste occupano e il ruolo che giocano nella composizione della crosta terrestre". L’opera doveva comprendere 3 volumi con 15 - 20 tavole ed essere ultimata nel 1838. Brongniart aveva, tuttavia, confidato troppo nelle proprie forze e a partire dal 1843, Delafosse terminò il lavoro da solo.

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CORDIER,Pierre, Luis, Antoine (1777-1861), nominato nel 1804 Professore aggiunto, poi professore di Mineralogia e di Geologia all’Ecole des Mines, in campo scientifico si interessò soprattutto allo studio delle rocce. Grande esperto delle miniere di carbone, vicepresidente del Consiglio Generale delle Minere a partire dal 1831, pari di Francia nel 1839, ebbe un ruolo importante nell’industrializzazione del paese.

Entrato all’Ecole nel 1795, ingegnere nel 1797, allievo di Dolomieu, partecipò con il suo maestro alla spedizione organizzata nel 1798 da Bonaparte in Egitto. Fu anche allievo di Hauy al quale subentrò nell’Accademia delle Scienze nel 1822. Studiò approfonditamente i minerali costitutivi delle rocce, in particolare delle rocce vulcaniche, la loro natura, disposizione e struttura, lavoro che si inseriva nello sforzo collettivo dei geologi francesi di definire e classificare l’insieme delle rocce. Sopra questo argomento Cordier pubblicò una grande quantità di memorie e raccolse per il Museo, dove fu Professore di Geologia a partire dal 1819, una collezione di 12000 rocce. Cordier morì senza aver potuto redigere un trattato sistematico dei suoi lavori. Sebbene siano sopravvissuti pochi nomi di rocce (monzonite, peperite, cinerite, nefelinite) è doveroso ricordare che egli fu uno dei principali fondatori della petrografia moderna.Una delle sue pubblicazioni più importanti fu pubblicata nel Journal des Mines nel 1816 con il titolo "Memoria sulle sostanze minerali in massa, che entrano nella composizione delle rocce vulcaniche di tutte le epoche".

CUMENGE Edouard (1828-1902), fu essenzialmente un uomo di terreno, la sua carriera amministrativa al Corpo delle Miniere fu troppo breve; nominato Ingegnere assegnato all’Ufficio di Ricerca dell’Ecole des Mines nel 1851, si mise in congedo illimitato l’anno seguente. In qualità d’ingegnere-consigliere intraprese numerosi viaggi nei paesi più diversi:Spagna, Italia, Grecia, Venezuela, Colombia, Stati Uniti, Messico, Transilvania.....Scrisse numerose memorie sui giacimenti minerari, in particolare sul deposito cuprifero di Rio Tinto e del Boleo in Bassa-California (Messico). Da questo giacimento Cumenge riportò due nuove specie minerali, la boleite e la cumengeite, che furono descritte da Mallard e da lui stesso. Si associò a C. Friedel per descrivere la carnotite che aveva trovato nel deposito di Montrose (Colorado). Egli fu anche uno dei più grandi specialisti di miniere d’oro e progettò la realizzazione di un opera monumentale su questo metallo, ma morì senza aver potuto terminare questo lavoro.

DAUBREE, Gabriel, Auguste (1814-1896). Entrato all’Università di Strasburgo nel 1834 si interessò ai giacimenti di stagno, interesse che lo portò a visitare la Norvegia, la Svezia e la Gran Bretagna, contribuendo al "Voyage Métallurgique en Angleterre" (Viaggio Metallurgico in Inghilterra) (Parigi, 1839) di Dufrénoy e Elie de Beaumont. Del resto la sua carriera fu caratterizzata da un contatto costante con il terreno ed effettuò delle missioni di studio in tutta Europa e in Africa del Nord.

Grazie ai suoi importanti studi sulle province renane, fu nominato nel 1839 Professore di Mineralogia e di Geologia alla Facoltà di Strasburgo di cui divenne Decano nel 1852, data nella quale pubblicò la sua famosa "Description géologique et minéralogique di Département du Bas-Rhin". (Descrizione geologica e mineralogica del Dipartimento del Basso Reno). A Strasburgo realizzò importanti sintesi di specie minerali legate ai giacimenti di stagno: cassiterite, apatite, topazio. Nel 1858 pubblicò una "Memoria sulla relazione delle sorgenti termali di Plombieres con i filoni metalliferi e sulla formazione contemporanea delle zeoliti". In quest’opera descriveva la plombierite ma mostrava soprattutto la possibilità di formazione a bassa temperatura non soltanto delle zeoliti ma anche dei solfuri e dei solfosali metallici. Nel 1859 scrisse un’importante opera "Studi ed esperienze sintetiche sul metamorfismo e la formazione delle rocce cristalline", dove metteva in evidenza l’importante ruolo avuto dall’acqua e più generalmente dai "mineralizzatori" al momento dei processi di formazione dei minerali. Nel 1861 dopo uno studio delle possibilità minerarie del Lussemburgo, Daubréè fu nominato Professore al Museo (di cui divenne Direttore nel 1872) succedendo a Cordier nella sezione di Mineralogia dell’Accademia delle Scienze.

4.

Nel 1862 sostituì de Senarmont alla cattedra di Mineralogia dell’Ecole des Mines.In quel periodo iniziarono i suoi lavori in geologia sperimentale che furono illustrati nel suo magistrale trattato: " Etudes synthétiques de géologie expérimentales" (Studi sintetici di geologia sperimentali) (Parigi, 1879); in metallogenia e giacimentologia, fornì le conclusioni delle sue osservazioni del terreno e i lavori di laboratorio nelle sue opere "les Eaux souterraines aux époques anciennes" (le Acque sotterranee nelle epoche antiche)(Parigi,1887) e "la Génération des minéraux métalliques"(la Generazione dei minerali metallici) (Parigi,1890). Indirizzò l’ultima parte della sua attività scientifica verso lo studio delle meteoriti. Ne realizzò un’importante collezione per il Museo e studiò il loro significato per una migliore conoscenza del nostro pianeta. Con i risultati di questo studio produsse l’opera "les Météorites et la constitution géologique du globe"(le Meteoriti e la costituzione del globo) (Parigi, 1886).

Daubrée è uno dei rari mineralogisti onorati con due specie minerali (in un periodo in cui vigeva ancora un certo lassismo nella nomenclatura mineralogica); la Daubréelite FeCr2S4,minerale di meteorite che gli fu dedicato da Smith nel 1876 e la Daubréeite BiO (OH,Cl) descritto da Domeyko nello stesso anno.

DUFRENOY Pierre, Armand (1792-1857), entrato all’Ecole Polytechnique nel 1811, allievo dell’Ecole des Mines nel 1813, fu nominato nel 1818 assistente dell’Ispettore degli studi e Conservatore delle collezioni dell’Ecole che non avrebbe più lasciato. Professore assistente di Mineralogia nel 1827, Professore nel 1835, ed infine Direttore dal 1847 alla sua morte, in più, nel 1847, divenne il successore di Brongniart alla cattedra di mineralogia del Museo. Fu membro dell’Accademia delle Scienze dal 1840. A questa brillante carriera, Dufrénoy affiancò un’ importante opera scientifica che si suddivideva tra la geologia e la mineralogia. Geologo, con il suo collega Elie de Beaumont, ebbe l’incarico da Brochant de Villiers di realizzare la carta geologica della Francia, che doveva servire da strumento fondamentale per la ricerca delle sostanze minerali utili, seguendo in questo l’esempio degli inglesi, che avevano già pubblicato una carta geologica fino dal 1815. Dufrénoy e Elie de Beaumont furono così i primi geologi cartografi francesi ufficiali e il loro lavoro fu il punto di partenza di tutti gli studi di cartografia geologica che seguirono.Dufrénoy fu anche un grande mineralogista che amava le collezioni.Grazie alla sua influenza, il Museo acquisì della collezione di Hauy, prezioso tesoro storico ricco di 8000 campioni che era stato venduto alla Gran Bretagna alla morte del geniale fondatore della cristallografia. Nel corso della sua vita, descrisse numerose specie nuove, tra cui l’arseniosiderite, la gedrite,la pentlandite, così come un certo numero di varietà.

Ma l’opera mineralogica capitale di Dufrénoy fu il suo Trattato di mineralogia in 4 volumi (Parigi, 1844-1847). La grande risonanza delle scoperte di Hauy aveva fatto acquistare un’importanza preponderante ai criteri di determinazione puramente cristallografici, le sostanze minerali che non si presentavano ben cristallizzati, erano allora scartate. In seguito si produsse una reazione, promossa da Beudant e soprattutto dallo svedese Berzelius ,il quale affermava che la sola base scientifica reale di tutta la descrizione di un minerale era la chimica, la mineralogia, diventava così una branca accessoria di questa disciplina. Dufrénoy, al tempo stesso naturalista, eminente cristallografo e chimico accorto, constatò con ragione che tutta la definizione corretta di una specie minerale si poteva fare associando cristallografia e composizione chimica.

Con questo spirito Dufrénoy realizzò il suo Trattato; il primo volume conteneva un’esposizione teorica di cristallografia geometrica e fisica, e una descrizione dei metodi chimici di determinazione. I tre volumi successivi sono dedicati alla descrizione delle specie, illustrando le forme cristalline caratteristiche e la composizione chimica.

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Come affermava Lacroix nel 1931 (Mémoires de l’Académie des Sciences): questo Trattato non somiglia ai trattati d’oggigiorno; non soltanto è utile da consultare, ma può ancora essere letto, poichè anche se è erudito non risulta affatto noioso. Ha contribuito a sviluppare in Francia il gusto per i minerali ed ha mantenuto vivo il fuoco sacro degli amatori, un tempo numerosi, che li raccoglievano e li collezionavano; così essi facevano avanzare la Scienza, non fosse altro perchè servivano da fornitori agli specialisti. Bisogna riconoscere che questa specie di naturalista diviene sempre piu rara.

L’incessante progresso della scienza che contribuisce alla conoscenza della materia minerale, e che sollecita un profondo interesse, attira i ricercatori, ma ne restringe fatalmente il numero. Quelli che restano si allontanano ogni giorno di piu dalla natura per confinarsi nei laboratori ben attrezzati. Bisogna essere grati agli autori che sanno conservare una giusta misura e, nei loro scritti, non pensano soltanto agli iniziati. Dufrénoy fu uno di questi". Queste osservazioni possono essere ancora utilmente formulate per alcune opere "mineralogiche" attuali.

EBELMEN Jacques-Joseph (1814-1852), uscito dall’Ecole Polytechnique nel 1833, dall’Ecole des Mines nel 1836,Ingegnere a Vesoul, fu nominato assistente del Professore di Docimastica dell’Ecole des Mines nel 1840. Amministratore aggiunto della Manifattura di Sevres nel 1845, ne divenne l’Amministratore nel 1847, anno in cui fu nominato Professore all’Ecole. Sebbene fosse famoso per i notevoli progressi che aveva fatto fare alla ceramica d’arte, anche per la mineralogia realizzò importanti sintesi; continuò l’opera di Berthier di cui fu assistente e che aveva già riprodotto nei forni a porcellana cristalli di peridoto e pirosseno. Ebelmen aggiunse alla miscela un fondente (borace, sale di fosforo) e lo mise in crogioli di platino (del resto è importante segnalare che il "valore" del recipiente fece si che lo si potesse conservare felicemente sino ad oggi nelle collezioni, con i contenuti cristallizzati!). L’insieme era riscaldato nei forni ad atmosfera relativamente controllata. Ebelmen giunse così a realizzare la sintesi in cristalli perfetti di undici minerali, in particolare degli ossidi: corindoni, crisoberillo, spinelli, ma anche dei silicati come il berillo o i peridoti. Aggiungendo dei cromofori appropriati, ottenne varietà gemme: rubini, zaffiri, smeraldi.

Queste scoperte ebbero una grande eco, dovuta in particolare alla semplicità del metodo di sintesi impiegato ( è interessante segnalare che questi metodi sono stati ripresi recentemente e hanno permesso, in particolare, notevoli sintesi di smeraldo).

Le memorie di Ebelmen sono state raccolte da Salvetat nel 1855 sotto il titolo di "Raccolta dei lavori scientifici di M.-Ebelmen"; il documento del 1851 che tratta di "Alterazione di rocce stratificate sotto l’influenza degli agenti atmosferici, e di acque di infiltrazione" è particolarmente interessante per le conclusioni dell’autore sulle possibilità e l’interesse delle sintesi in mineralogia.

FRIEDEL Charles (1832-1899), celebre chimico, fu Conservatore della Collezione di Mineralogia dell’Ecole des Mines. La mineralogia fu in effetti la sua prima specializzazione ( del resto nel 1876, fu Professore di Mineralogia alla Facoltà di Scienze di Parigi) e pubblicò trenta articoli su questo argomento, i più importanti dei quali trattavano di interessanti studi sulla piroelettricità e la sintesi dei minerali, in particolare del gruppo dei feldspati. Nel 1861, ha descritto una nuova specie minerale, la wurtzite, dimorfo del blenda ZnS e isotipo della greenockite CdS. A lui si deve anche la descrizione dell’adamite, della carnotite, della delafossite. Presto attratto dalla chimica, Friedel divenne allievo di Wurtz e decise di dedicarsi completamente a questa disciplina. Professore di chimica organica nel 1884 a Parigi, realizzò lavori molto importanti, in particolare sull’azione catalitica del cloruro di alluminio per l’ottenimento di composti organici (la celebre reazione di Friedel e Crafts).

FRIEDEL Edmond, (1895-1972) era nipote di Charles Friedel, il noto chimico, e figlio di Georges Friedel, il più grande cristallografo francese del XX secolo, che fu il primo a dare una spiegazione geometrica definitiva dei geminati ed uno dei primi a studiare i cristalli liquidi.

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Edmond Friedel fu nominato ingegnere delle Miniere nel distretto mineralogico di Strasburgo, e intraprese dei lavori nel campo degli stati mesomorfi. Grande ingegnere e promotore del settore minerario, fondatore del B.R.G.M., fu Direttore dell’Ecole dal 1944 al 1963.

GILLET de LAUMONT François, Pierre, Nicolas (1747-1834). Capitano comandante dei granatieri del Re, lasciò il suo incarico nel 1784 per consacrarsi alla mineralogia; nominato Ispettore delle Miniere nello stesso anno, realizzò uno studio generale delle miniere della Bretagna e dei Pirenei. In precedenza aveva fatto numerose interessanti scoperte che comunicò ai grandi mineralogisti dell’epoca: de Bournon, Sage, Romé de Lisle, Delaméthérie, Hauy......Egli fu anche il primo a scoprire e a descrivere le famose "arenarie" di Fontainebleau. In Bretagna, le sue ricerche più importanti in mineralogia riguardavano le miniere di Huelgoat dove descrisse una nuova specie, un fosfato di piombo, la plumbogummite, e soprattutto una nuova zeolite, che Hauy chiamò Laumonite (Laumontite) quando le analisi di Vauquelin mostrarono che si trattava effettivamente di un nuovo minerale. Nel corso dei suoi viaggi, costituì una collezione di minerali alla quale aggiunse nel 1792 il gabinetto di mineralogia di Romé de Lisle. Nel 1794, fu nominato membro della commissione incaricata di riunire gli oggetti scientifici dispersi a causa della vendita dei beni degli esuli.

GRANDJEAN François (1882-1976) insegnò dal 1911 al 1941, fu eletto membro della sezione di Mineralogia dell’Accademia delle Scienze nel 1937, le sue attività scientifiche si dividevano tra la mineralogia, la paleontologia, la geologia ed infine l’entomologia! Nel campo geologico, il suo lavoro riguardò soprattutto il rilevamento per la carta a 80000, in particolare nella regione di Saint-Etienne, dove collaborò con G. Friedel. Insieme a Friedel, intraprese degli studi sui cristalli liquidi, che erano allora agli albori (prima di essere recentemente riscoperti dai fisici) e in particolare sulle coniche focali dei corpi smettici; egli mise ancora in evidenza l’esistenza di "gocce a gradini" dei liquidi smettici e studiò l’epitassia dei corpi mesomorfi sui cristalli.

HASSENFRATZ Jean, Henri (1755-1827). La biografia è più interessante per la sua importanza politica che per i suoi lavori mineralogici. Egli abbandonò rapidamente il suo mestiere di carpentiere per studiare l’arte delle miniere e la chimica,e divenne preparatore nel laboratorio di Lavoisier. Viceispettore delle Miniere nel 1785, pubblicò nel 1787 con Odet una nuova nomenclatura chimica. Nel 1789 divenne membro, da subito importante del Club dei Giacobini; amico di Danton, fu eletto fin dal suo inizio alla Comune di Parigi. Nel 1794 divenne Ispettore del nuovo Corpo delle Miniere e professore di mineralogia dal 1794 al 1795 all’Ecole. Partecipò alle sollevazioni contro la Convenzione dell’aprile e del maggio 1795, fuggì e tornò in Francia soltanto dopo l’amnistia dell’ottobre dello stesso anno. Abbandonata la politica, si dedicò all’insegnamento all’Ecole Polytechnique e soprattutto all’Ecole des Mines dove insegnò la metallurgia fino al suo pensionamento nel 1822. Tra le sue pubblicazioni, possiamo segnalare un " Corso rivoluzionario di amministrazione militare" (1804), un "Corso di Mineralogia" nel 1796 e la sua "Siderotecnica" in quattro volumi nel 1812.

HAUY René-Just (1743-1822) fu il vero fondatore della cristallografia e della mineralogia in quanto scienza. L’importanza della sua opera è tale che non vogliamo qui esporne e analizzarne il contenuto. Ricordiamo che in seguito ad un incidente: la caduta di un romboedro di calcite, questo si ruppe in una serie di romboedri più piccoli. L’idea geniale di Hauy fu di considerarli come parti integranti, caratteristiche della specie minerale fin nella loro più piccola dimensione. La nozione di maglia e dunque implicitamente di reticolo cristallino era nata, e doveva ulteriormente, e grazie a nuove tecniche, essere confermata in modo evidente. Hauy comunicò la sua scoperta al suo maestro Daubenton che ne parlò a Laplace; entrambi gli chiesero di farla conoscere anche all’Accademia, che, dopo le sue prime comunicazioni lo accettò tra i suoi membri nel 1783. L’importanza delle sue scoperte gli valse rapidamente una grande fama a livello mondiale, come ci viene dimostrato dalla numerosa corrispondenza con i più grandi scienziati del suo tempo.

7.

Hauy descrisse, fornendone una completa definizione, un gran numero di specie minerali importanti ( actinoto, distene, dioptasio, euclasio, "anfibolo", pirosseno, sfena, epidoto, axinite, apofillite) e di rocce.

Hauy insegnò per poco tempo all’Ecole des Mines ma questo periodo fu particolarmente importante nella sua vita e nella sua opera. Privato dalla Rivoluzione dei suoi mezzi di sussistenza come abate non giurato, fu incarcerato dopo il 10 agosto 1792 ma fortunatamente liberato il 15 agosto ( due settimane prima i massacri di settembre) grazie all’abnegazione del suo allievo Geoffroy Saint Hilaire, l’appoggio di Daubenton e dei confratelli dell’Istituto. Nel 1794 i tre membri dell’Agenzia delle Miniere appena creata: Gillet de Laumont, Lefebvre d’Hellancourt e Lelievre, protessero Hauy e due abati della sua confraternita fornendo all’Ecole un’ organizzazione più completa di quella prevista nell’ordinanza del Comitato di Salute Pubblica del 6 luglio 1794 che poneva le basi dell’istituzione di una nuova Ecole des Mines. I partecipanti dell’Agenzia fecero nominare Hauy, Conservatore delle Collezioni, Tonnelier, "Guardia" del Gabinetto di Mineralogia e Clouet, bibliotecario. Dal 1794 all’inizio del 1795, Hauy tenne lezioni di cristallografia e di fisica. Alla fine del 1795, Hauy sostituì Hassenfratz che era professore di Mineralogia e divise i corsi di mineralogia con Brongniart nel 1796 e 1798, e con Tonnelier nel 1797.

Hauy pensava da molto tempo di fare un’ opera che legasse la cristallografia e la mineralogia; in effetti prima del suo arrivo all’Ecole, aveva pubblicato e insegnato solo una parte della sua teoria dei cristalli e per realizzare la sua opera gli era necessario disporre di un’importante collezione. All’Ecole, Hauy trovò, classificò e studiò tutto ciò che avevano ottenuto gli ingegneri, gli allievi, i corrispondenti, i gestori delle miniere e in più disponeva della collezione di mineralogia di Guettard, di quella di Joubert acquisita nel novembre 1794 e di collezioni di diversi gabinetti sequestrati dalle autorità. Inoltre Gillet de Laumont mise a sua disposizione la collezione di Romé de Lisle ( morto nel 1792), che de Laumont aveva acquistato per proprio conto.

Hauy realizzò il suo Trattato di Mineralogia all’hotel di Mouchy sede dell’Ecole des Mines, lo pubblicò nel 1801 (anno X) con il pieno appoggio del Consiglio delle Miniere, il Trattato comprendeva 5 volumi tra cui uno che conteneva le tavole. Ripubblicato nel 1822 questo famoso trattato fu completato nello stesso anno con un Trattato di Cristallografia ( 2 volumi e un atlante).

Hauy lasciò l’Ecole des Mines nel 1802 per andare ad occupare la cattedra di Mineralogia del Museo Nazionale di Storia Naturale; dopo la fondazione della Facoltà di Scienze nel 1808, fu creata per lui la cattedra di Mineralogia della Facoltà di Scienze, Hauy accettò conservando anche la cattedra del Museo e prendendo Brongniart come assistente.

LAPPARENT Albert, Auguste de (1839-1908), fu un geologo di grande fama. Ingegnere al Corpo delle Miniere, collaborò, fin dalla sua uscita dall’Ecole, al Servizio della Carta geologica con Elie de Beaumont così come alla redazione della Rivista di Geologia inserita ogni anno negli Annali delle Miniere. Conservatore -aggiunto delle collezioni dell’Ecole des Mines nel 1864, divenne nel 1876 Professore di Geologia e di Mineralogia all’Università Cattolica da poco fondata a Parigi. Nel 1897, fu eletto membro dell’Accademia delle Scienze, di cui divenne Segretario Permanente nel 1907.

Dotato di un eccezionale spirito di sintesi, svolse un importante lavoro di compilazione che lo consacrò il miglior conoscitore della geologia nel suo paese. Il suo Trattato di Geologia ebbe un tale successo che ne uscirono 5 edizioni in 25 anni. Il suo celebre Corso di Mineralogia, basato sulle idee allora poco conosciute di Bravais e di Mallard, è molto apprezzato anche ai nostri giorni e mostra fino a che punto questo autore fu capace di chiarire e di riassumere l’essenziale delle conoscenze della sua epoca, presentandole sotto la forma didattica più semplice. In alcuni anni, dal 1883 al 1908, ne uscirono 4 edizioni aggiornate e completate in funzione dei lavori dei grandi mineralogisti del suo tempo.

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MALLARD François, Ernest (1833-1894) fu, con Hauy, il più eminente scienziato che l’Ecole des Mines abbia conosciuto nei campi della cristallografia e della mineralogia. Studente del Politecnico, uscì nel 1853 dall’Ecole des Mines come Ingegnere; geologo al Corpo delle Miniere, fu nominato nel 1859, Professore di Geologia, Mineralogia e Fisica all’Ecole des Mineurs di Saint-Etienne. Realizzò numerose carte geologiche che affrontavano i problemi tecnici più frequenti in un centro industriale così importante. Daubrée si interessò ai suoi lavori e quando nel 1872, lasciò la cattedra di Mineralogia per divenire Direttore dell’Ecole, lo scelse come suo successore. Ispettore generale delle Miniere nel 1886, fu eletto nel 1890 nella sezione di Mineralogia dell’Accademia delle Scienze.

Professore all’Ecole, Mallard introdusse, nel suo insegnamento, le idee di Bravais, illustre fisico che era stato suo maestro al Politecnico. Bravais spiegava le possibili simmetrie nei cristalli a partire dai concetti matematici che sono alla base della teoria dei gruppi. Mentre Sohncke ed in seguito Schonflies sviluppavano il concetto di maglia di traslazione di Bravais per pervenire ad una descrizione completa dei 230 gruppi spaziali, Mallard sviluppava altri aspetti delle teorie di Bravais, per una migliore comprensione delle proprietà fisiche dei minerali, e in particolare delle proprietà ottiche dei cristalli anisotropi caratterizzate dalle ellissoidi di rifrazione. Le sue pubblicazioni in questo campo, e in particolare i due volumi del suo "Trattato di Cristallografia geometrica e fisica" usciti nel 1879 e nel 1884 permisero, grazie alla sua esposizione prevalentemente didattaca, di far conoscere ai mineralogisti le teorie fino ad allora accessibili ai soli matematici.

Il terzo volume del suo trattato che doveva esporre l’isomorfismo, il polimorfismo, i geminati, la crescita cristallina non fu terminato. Sarebbe stato il frutto di lavori e di scoperte importanti in questi campi. Mallard mostrò che i sistemi reticolari potevano possedere elementi di simmetria ravvicinati che portavano o ai geminati (dove gli elementi costituenti mettono in comune elementi di simmetria o di pseudosimmetria per ottenere una pseudosimmetria di ordine superiore), oppure a raggruppamenti pseudosimmetrici dove i domini geminati si assemblavano per formare un edificio che presentava una "simmetria" macroscopica di ordine superiore. Provò così che i numerosi cristalli di aspetto cubico sono in realtà composti di un intrico di lamelle geminate di simmetria più bassa, rivelabili soltanto attraverso l’osservazione al microscopio. Più in generale, Mallard considerava questi edifici mimetici come risultante di un processo che dava una pseudosimmetria superiore a quella dei loro costitutivi in modo da ottenere un edificio più stabile e spendere il minimo di energia nel momento della transizioni polimorfe. L’esempio più importante è quello della leucite, di simmetria cubica al di sopra dei 600°C. Sotto questa temperatura, la leucite subisce un cambiamento di fase e diviene tetragonale; questa conserva tuttavia il suo aspetto esteriore cubico, il cristallo è infatti formato da un intrico di lamelle geminate secondo i piani di simmetria cubica divenuti ormai piani di pseudosimmetria. Questo fenomeno si osserva nei numerosi minerali di aspetto cubico: boracite, analcime.......

Questi lavori permettono di legare le nozioni di cristalli eterogenei, geminati, cambiamento di fase (polimorfismo) ed anche isomorfismo: in effetti, l’isomorfismo permette l’associazione all’interno di un edificio cristallino unico, di sostanze chimicamente differenti ma di maglie vicine. Egli mise anche l’accento sull’idea di "tolleranza reticolare" degli edifici mimetici e la comparò a quella osservata nei cristalli isomorfi. Bisogna notare che le concezioni di Mallard furono avversate, in particolare dai mineralogisti tedeschi che ritenevano che le eterogeneità dei cristalli e le anomalie ottiche trovassero la loro spiegazione nei fenomeni di tensione.

9.

In effetti, le idee di Mallard sono state ampiamente confermate, in particolare attraverso i lavori di G. Friedel, illustre cristallografo, che tenendo conto delle relazioni tra il reticolo proprio a ogni elemento cristallino e quello comune all’edificio geminato, ne ha fornito la definizione geometrica e la classificazione attuale dei geminati.

Le ricerche di Mallard hanno riguardato anche altri soggetti:a lui si deve anche la descrizione di nuove specie minerali (boleite, cumengeite), il perfezionamento del goniometro di Wollaston, lavori sul potere rotatorio dei cristalli. Formato alla dura scuola delle miniere di carbone del bacino, Mallard, in collaborazione con Le Chatelier, allora Professore di Chimica generale all’Ecole, iniziò nel 1878 dei lavori di laboratorio e di terreno per prevenire le esplosioni di grisou. In particolare, essi furono i promotori dell’utilizzo del nitrato di ammonio come esplosivo.

SAGE Balthazar Georges (1740-1824) occupò nel 1778 la cattedra di mineralogia docimastica (esame e analisi dei minerali) della Scuola pubblica con sede alla Monnaie di Parigi. Romé de Lisle e Chaptal uscirono da questa scuola che era tuttavia lontano da raggiungere lo scopo che Sage si era proposto, vale a dire fornire la formazione degli ingegneri preparati a dirigere i lavori delle miniere. Benchè ci sarebbe molto da dire sulle sue "qualità" di sperimentatore e di teorico, non possiamo negargli l’onore di aver creato la docimastica in Francia, e soprattutto di essere stato il promotore, nel 1783, dell’Ecole des Mines ( che in realtà non avrebbe potuto far funzionare senza l’aiuto di Guillot-Duhamel padre). Sage fu dunque il primo direttore dell’Ecole des Mines dove insegnò la mineralogia e la docimastica dal 1783 al 1790. Aveva inoltre riunito dopo il 1760 importanti collezioni che donò al re, in cambio di una rendita vitalizia di 5000 franchi; queste collezioni rimasero all’Hotel des Monnaies fino al 1824. Quando Lavoisier fece le sue grandi scoperte alle quali aderirono la maggior parte degli scienziati, Sage rifiutò di arrendersi all’evidenza e nutrì un odio comune per la rivoluzione sociale e la rivoluzione scientifica che segnarono la fine del XVIII secolo. Fu tuttavia più fortunato di Lavoisier poichè le sue idee monarchiche gli costarono soltanto qualche mese di prigionia. Poco lungimirante sia in mineralogia che in chimica, Sage combatté le idee di Hauy e si schierò con il gruppo di quelli che credevano di annientare questo scienziato eccezionale trattandolo da cristalloclasta.

Pubblicò numerosi articoli e memorie tra cui: Eléments de minéralogie docimatique (Elementi di mineralogia docimastica) (Parigi, 1772 e 1777); Mémoires de chimie (Memorie di chimica) (Parigi, 1773); Analyse chimique et concordance des trois régnes de la nature (Analisi chimica e concordanza dei tre regni della natura)(Parigi, 1786);Théorie de l’origine des montagnes (Teoria dell’origine delle montagne) (1809); Propriétés du tabac et analyse de la poudrette (Proprietà del tabacco e analisi della polveretta)(1821); Théorie de la vitalité (1823)......

SENARMONT (de) Henri Hereau (1808-1862). Uscito dal Politecnico nel 1826, allievo-ingegnere delle Miniere nel 1829, de Sénarmont si dedicò alla mineralogia a partire dal 1847 quando fu nominato Professore de Mineralogia all’Ecole des Mines. Nel 1852, divenne il successore di Beudant nella sezione di Mineralogia dell’Accademia delle Scienze di cui fu il Presidente nel 1859. Numerose sue pubblicazioni apparsero negli Annali delle Miniere e negli Annali di Chimica e Fisica di cui divenne editore nel 1854. Le sue scoperte più importanti riguardavano le relazioni tra gli elementi di simmetria e le proprietà fisiche dei cristalli e i risultati delle sue esperienze sulla sintesi delle specie minerali nelle condizioni più simili alle originali.

Nella sua prima pubblicazione nel 1840 introdusse nell’ottica cristallina l’uso della lamina di mica quarto d’onda per misurare le differenze di fase. Nel 1847 e 1851 studiò l’influenza della simmetria cristallina sulla conduttività termica ed elettrica, prima di studiare le proprietà ottiche dei composti isomorfi birifrangenti.

Egli effettuò un’opera da pioniere nel campo delle sintesi minerali, che espose nel 1851 nella sua pubblicazione: "Expériences sur la formation des minéraux par voie humide dans les gites métallifères concrétionnés" (Esperienze sulla formazione dei minerali per via umida nel giacimenti metalliferi concrezionali).

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Utilizzò la tecnica dei tubi sigillati, con temperature che generalmente non superavano i 350°, produsse così numerosi minerali di sintesi spesso ben cristallizzati: quarzo, baritina, fluorite, i carbonati romboedrici, numerosi solfuri e solfosali: galena, sfalerite, realgar, stibina, arsenopirite, proustite, pirargirite, etc.

Nel 1851 descrisse le due specie dimorfe di Sb203, la valentinite ortorombica e la specie cubica che fu chiamata senarmontite da Dana.

TERMIER Pierre (1859-1930). Sebbene avesse occupato la cattedra di mineralogia dal 1894 al 1911, Termier fu essenzialmente un geologo. La grandiosa sintesi della struttura geologica delle Alpi (1903) ha fatto di lui il fondatore della tettonica e della geodinamica moderna. Egli fu discepolo di Marcel Bertrand, il promotore della teoria delle falde di carreggiamento. Membro dell’Accademia delle Scienze nel 1909, divenne nel 1911 Direttore del Servizio della Carta Geologica. La sua opera geologica è importante ma soprattutto fu il Rostand delle scienze geologichee dei geologi con i suoi famosi libri: "A la gloire de la Terre" (Alla gloria della Terra), "La joie de connaitre" (La gioia di conoscere), e la "Vocation de savant" (La vocazione dello scienziato).

VAUQUELIN Nicolas, Luis (1763-1829) fu in successione: Docente di Farmacia, Membro dell’Istituto di Francia (1795), Professore alla Scuola Centrale dei Lavori Pubblici (che divenne il Politecnico) (1794), Professore al Collegio di Francia (1801), al Museo di Storia Naturale (1804), Membro dell’Accademia di Medicina (1812). Sperimentatore di grande talento, questo grande chimico occupò i posti più prestigiosi della professione. Egli fu anche incaricato, nel 1795, di insegnare la docimastica all’Ecole des Mines. Divenne allora Saggiatore Ufficiale dei metalli preziosi e pubblicò, nel 1799, un manuale di ricerca.

I lavori di Vauquelin sono estremamente vari, nei regni animale, vegetale, minerale. Nel campo della chimica, le sue due scoperte più importanti sono quelle del cromo e dell’ossido di berillio, ma fece anche l’analisi di numerosi minerali che gli erano forniti da Hauy, o che lui stesso prelevava dalle collezioni dell’Ecole des Mines. Lavorò sulla leucite, la steatite, il peridoto, lo spinello, il topazio, la gadolinite, il "wolfram," l’anatasio; a lui si devono le analisi della cerite, del diaspore, della clorite, della pechblenda, del topazio..... e di molti altri minerali. Partendo dall’analisi del piombo rosso di Beresovsk (Urali) Vauquelin scoprì nel 1797 un nuovo elemento che, in ragione dei colori vivaci dei suoi derivati, fu chiamato "cromo" su consiglio di Fourcroy e di Hauy. Nel 1798, Hauy chiese a Vauquelin di comparare le composizioni chimiche dell’acquamarina (berillo) e dello smeraldo di cui aveva indicato l’identità delle proprietà cristallografiche; non soltanto Vauquelin ne stabilì l’identità delle composizioni chimiche, ma mise in evidenza la presenza di una "terra" (ossido) di un elemento nuovo che chiamò glucine, a causa del sapore zuccherino del suo solfato. L’elemento ottenuto sotto forma metallica nel 1828, fu chiamato berillio dai tedeschi.

11.

CLAUDE GUILLEMIN (1923-1994)

Claude Jean Guy Guillemin nacque il 13 settembre 1923, morì il 6 aprile 1994. La sua carriera è apparsa sul Who’s Who in Francia. Figlio di André Guillemin, dirigente esecutivo, e di Jeanne Hacherel, Claude sposò Mrs. Cecile Robin il 6 giugno 1946 con cui ebbe tre figli: Anne, Jean-Louis e France (uno è adesso medico e gli altri due sono professori). Dopo il Liceo Buffon si laureò alla Scuola di Sanità della Marina nel 1947. In seguito studiò farmacia a Bordeaux e scienze a Bordeaux e a Parigi: prese un dottorato in farmacia (1951) e un altro in scienze (1955).

Al momento del pensionamento ufficiale nel 1979 era colonnello-farmacista della Marina Francese, in realtà svolse questo lavoro soltanto dal 1947 al 1949. Fu vicedirettore del dipartimento del Commissariato dell’Energia Atomica (1949-1952), Professore Assistente all’Università di Parigi (1952-1956), ingegnere Capo dell’Ufficio delle Ricerche Geologiche e Mineralogiche (dal 1956), in seguito Direttore Scientifico (1968-1978) e Ispettore Generale del BRGM (1978-1986). Fu anche professore all’Ecole des Mines di Parigi (1957-1969) e responsabile della Collezione dell’Ecole des Mines. Fu insignito dell’onoreficenza Nazionale Francese di Ufficiale della Legion d’Onore e Comandante di Merito. Fu membro del Rotary Club di Orleans.

 

Fu Vicepresidente della Commissione Francese per la Ricerca e la Tecnologia (CSRT)(1978-1980), Presidente della Società Francese di Mineralogia e di Cristallografia, Membro Associato dell’Accademia Francese delle Scienze (eletto nel 1980), Presidente dell’Associazione Internazionale di Mineralogia (1978).

Scrisse più di 200 articoli o libri scientifici. I suoi lavori scientifici comprendevano tra gli altri la mineralogia, la cristallografia, l’anali strutturale, la protezione dell’ambiente, la geopolitica, l’energia geotermica.

 

 

12.

RENE JUST HAUY (1743-1822)

Commemorazione del 250° anniversario dalla sua nascita

"Mai tanta scienza è stata l’opera di un solo uomo" ha detto A. Lacroix a proposito di R.J. Hauy, unanimemente considerato il padre della Mineralogia e della Cristallografia moderne.

La sua esistenza è stata singolare. Figlio di un modesto tessitore, prete sempre fedele alla fede cattolica, ha attraversato senza troppe difficoltà i tumultuosi periodi rivoluzionari, per finire la sua vita, carico di onori durante l’Impero e stimato da tutti i suoi colleghi durante la Restaurazione.

Insieme a Cuvier, Monge o Chaptal, è stato uno dei grandi scienziati dell’era napoleonica, la sua importanza è andata ben al di la della disciplina scientifica e la sua influenza è percepibile fino ai giorni nostri.

L’OPERA SCIENTIFICA DI R.J. HAUY

R.J. Hauy è dunque l’iniziatore della scienza dei Cristalli, disciplina essenziale per lo studio della materia le

cui applicazioni hanno permesso lo sviluppo della società moderna.

LA CARRIERA DI R.J. HAUY

Il ruolo che R.J. Hauy ha avuto nella società del suo tempo è molto meno conosciuto del suo lavoro scientifico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In conclusione, R.J.Hauy è uno dei grandi scienziati francesi della fine del secolo dei Lumi che, avendo saputo unire l’ acutezza d’ingegno allo spirito geometrico, ha fatto da ponte tra le impostazioni naturaliste e matematiche, e ha dato alla Mineralogia e alla Cristallografia la dignità di vera scienza, accanto alla Fisica e alla Chimica.

 

14.

RENE JUST HAUY (1743-1822)

PRIMO CONSERVATORE DELLE COLLEZIONI DELL’ECOLE DES MINES - ALCUNI RIFERIMENTI

Nel 1950, Alfred Lacroix, parlando della Mineralogia e della Cristallografia, disse a questo proposito:

"Nessun scienza è stata opera di un solo uomo".

Di famiglia modesta, sempre fedele alla sua fede cattolica, l’abate René Just Hauy, nasce il 28 febbraio 1743 a Saint Just en Chaussée, attraversò i periodi turbolenti della Rivoluzione, dell’Impero e della Restaurazione. A partire dal momento in cui, conquistato dai corsi di DAUBENTON , scoprì la mineralogia, e seguì sempre la stessa idea: comprendere l’architettura del mondo minerale e la struttura interna dei cristalli.

In pieno 18° secolo, epoca di grandi scoperte in Natura, il giovane René Just fu influenzato da un religioso di Saint-Just en Chaussée, e da un suo collega LHOMOND nel collegio di Navarra.

Interessato alla Botanica - costituì un erbario di circa 2000 piante- si indirizzò verso la Mineralogia che catturò subito il suo spirito curioso:

" Come può, la stessa pietra, lo stesso sale, la stessa terra presentarsi in cubi, in prismi o in aghi, quando la rosa ha sempre gli stessi petali, l’albero gli stessi frutti, il grano gli stessi cariossidi?..."

Jean-Baptiste Louis ROME de l’ISLE, ufficiale anziano della Marina, poi Michelet d’ENNERY, fecero progredire le Scienze dei Cristalli scoprendo che l’angolo formato da due facce adiacenti di un Cristallo, qualunque sia il loro sviluppo, resta costante.

E’ la famosa legge della Costanza degli Angoli già intuita da numerosi scienziati del secolo precedente, in particolare da Niels STENSEN, conosciuto sotto il nome latino di Nicolaus STENON (o STENONE). Questo spirito universale gettò le basi della Paleontologia moderna e della Stratigrafia. Pubblicò nel 1669 i tagli trasversali di un cristallo di quarzo che mostrava distintamente un angolo costante per delle facce variabili.

L’inglese Boyle nel 1673, l’olandese van LEUWENHOEK, inventore del microscopio e il russo LOMONOSSOV, che fece nel 1749 le prime misurazione degli angoli sui cristalli di Salpetre, hanno scoperto che le facce di crescita dei cristalli si spostavano parallelamente a se stesse, in direzioni determinate.

Sebbene Romé de L’Isle non conoscesse i lavori precedenti di Stenone, perchè erano a disposizione solo traduzioni incomplete che omettevano tutto ciò che riguardava i cristalli di quarzo, tutti i mineralogisti concordano oggi nell’attribuire a suo credito la scoperta di questa legge fondamentale, che ritrovò interamente e dimostrò con misurazioni strumentali precise.

Georges Barthazar SAGE, fondatore della Scuola Reale delle Miniere con sede all’Hotel de la Monnaie, indirizzò Romé de L’Isle verso la Cristallografia.

 

15.

Romé, autodidatta di genio si circondò di efficaci collaboratori tra cui Arnould CARANGEOT che misurò gli angoli delle facce dei cristalli e SWEBACH-DESFONTAINES, scultore che realizzò dei modelli in terra cotta sulla base dei dati forniti dal suo collega.

Carangeot fabbricò dei calibri di riferimento sotto forma di piastrine incavate di angoli noti, destinati ad una applicazione diretta sugli spigoli dei cristalli.

Dapprima ritagliati nel cartone delle carte da gioco, questi calibri furono in seguito sostituiti da lamine di rame.

Alcuni angoli erano semplici da misurare: 90 gradi per il cubo, 60 gradi per il prisma esagonale.

Altri angoli, molto più numerosi, si esprimono in minuti e secondi. Questi permettevano ai calibri rigidi le misurazioni per approssimazioni successive.

Carangeot ebbe allora l’idea di misurare gli angoli con l’aiuto di un riportatore che comporta una alidada mobile: è la goniometria di applicazione che permette rapidamente di verificare la legge fondamentale di Romé de L’Isle.

L’applicazione di questa legge condusse all’elaborazione delle prime collezioni di modelli cristallografici composti di 448 cristalli di riferimento in terra cotta.

Questa nozione di modelli fu ripresa da tutti i mineralogisti.

Se le leggi della simmetria erano implicite nelle loro costruzioni, bisognerà attendere almeno 20 anni per capire la logica degli operatori di simmetria, dopo che i tedeschi, e in particolare HESSEL, raggrupparono i cristalli in sette sistemi cristallini.

Un cristallo di calcite si sfalda in piccole unità che hanno la stessa forma del cristallo iniziale.

Questa divisione ha un termine: unità insecabile, definita così da Hauy:

" Mi fermo ad un termine e do ai suoi corpuscoli. che noi isoleremo sebbene i nostri organi ed i nostri strumenti sono assai delicati, il nome di molecole costituenti".

Hauy pensava in precedenza che ogni minerale aveva la sua molecola costituente: un romboedro di calcite.

L’impilaggio di numerose molecole costituenti ricostituisce i cristalli naturali.

Ma studiando i numerosi esempi, scoprì che tutte le molecole costituenti si limitavano a 6 tipi, ciascuna delle quali era detta primitiva, e che egli indicò con lettere P.M.T.

Questi primitivi : parallelepipedi, dodecaedri a facce romboidali o a facce di trangoli isosceli, prismi esagonali, ottaodri e tetraedri, potevano ridursi per il calcolo a 3 tipi di molecole costituenti, che egli chiamò allora integranti, elementi di base di tutta la materia cristallizzata.

La Trigonometria permette di calcolare gli angoli interfacciali a partire dall’impilaggio geometrico delle molecole integranti: la Cristallografia scientifica era nata.

Sotto Luigi XVI, il Giardino delle Piante diretto da BUFFON, era al centro di tutte le preoccupazioni scientifiche dell’epoca, e René Just Hauy, ordinato prete nel 1770, modesto reggente di secondo al Collegio Cardinal LEMOINE, si interessò alle scienze dell’osservazione.

 

16.

Un giorno, Hauy che si era dapprima indirizzato verso la Botanica, vide una folla che affollava il corso di DAUBENTON, dimostratore delle collezioni di Storia Naturale al Gabinetto del Giardino delle Piante. Entrò e fu immediatamente conquistato.

Ritrovando l’interesse per la Fisica e le Matematiche, Hauy sviluppò le sue teorie sulla Mineralogia scientifica.

L’Abate espose più tardi i suoi risultati a Daubenton. Comprendendo immediatamente l’importanza delle deduzioni di Hauy, Daubenton le fece conoscere al geometra LAPLACE.

I grandi scienziati del Secolo dei Lumi incoraggiarono Hauy a comunicare i suoi lavori all’Accademia delle Scienze. Ma al buon Abate l’Accademia non piaceva.

Accettò di presentasi solo dopo molte sollecitazioni.

Il 10 gennaio 1781, Hauy presentò una memoria sui granati seguita da altri lavori sulla struttura dei cristalli.

La risonanza fu così grande che gli accademici si affrettarono a riceverlo tra loro, senza neanche attendere che fosse vacante un posto di Fisica o di Mineralogia. Poiché si era liberata, una poltrona di botanista, Hauy fu eletto il 12 febbraio 1783, sostenuto dai Fisici e dai Matematici, a discapito dei Botanisti DESFONTAINES e

TESSIER.

Il Re lo nominò accademico 3 giorni più tardi.

Hauy era sempre presente alle sedute dell’Accademia e ne divenne ben presto un membro influente. Era pieno di iniziative.

Si interessò non soltanto alla struttura dei cristalli, ma anche alle proprietà magnetiche, sulla magnetite per esempio, alle composizioni chimiche e alle proprietà fisiche dei minerali, così come alle loro proprietà elettriche.

Nel 1784: Hauy raggiunse i 20 di attività che erano sufficienti a fargli ottenere una modesta pensione di Professore Emerito. Così poté dedicarsi esclusivamente alla Scienza che avrebbe creato.

Quando Antoine-Laurent LAVOISIER, direttore dell’Accademia delle Scienze ottenne dal Re una riforma di questa Società, Hauy poté abbandonare la sezione di botanica per passare al nuovo corso di Storia Naturale e di Mineralogia.

Vennero i duri giorni della Rivoluzione. Il 10 Agosto 1792, il Trono è rovesciato.

Rifiutando di prestare giuramento alla Nuova Costituzione Civile del Clero, il prete riluttante è in grande pericolo.

La sua umile dimora fu perquisita nella stessa settimana. Hauy e tutti gli ecclesiastici dell’Università sono arrestati e condotti al Seminario Saint-Firmin, trasformato in prigione.

Geoffroy SAINT-HILAIRE e DAUBENTON si precipitarono in suo soccorso facendo intervenire l’Accademia vicino alla Sezione Popolare del Giardino delle Piante.

L’indomani, la grazia è accordata, Geoffroy di recò in fretta a St.-Firmin.

Ma Hauy non volle abbandonare ne i minerali messi a sua disposizione durante l’incarcerazione, ne i suoi compagni di sventura.

Decise di recuperare la sua libertà dopo le feste religiose del 15 Agosto.

 

 

17.

Senza perdere un giorno, Hauy riprese i suoi lavori cristallografici in perfetta serenità. Arrestato una seconda volta sarà liberato grazie all’intervento di Lavoisier, il quale , qualche tempo dopo, sarebbe stato molto meno fortunato.

L’8 agosto 1793, la Convenzione Nazionale soppresse tutte le Accademie Reali. Hauy fu nominato Segretario della Commissione dei Pesi e Misure che doveva imporre il Sistema Metrico, dapprima alla Francia, e poi al resto del Mondo, ( infine, gli Inglesi, impiegarono un po’ di tempo prima di essere convinti).

Dopo più di due anni, elaborò le basi di un Sistema dove ritrovò lo spirito razionale delle troncature cristalline e lavorò con Lavoisier alla definizione del decilitro.

Quando Lavoisier fu incarcerato, Hauy e Borda indirizzarono una domanda di grazia al Comitato di Sicurezza Generale. Malgrado l’importanza scientifica dei suoi lavori, Lavoisier fu giustiziato.

La bufera rivoluzionaria rilanciò l’interesse per i minerali che sono la fonte delle materie prime indispensabili allo sviluppo industriale e allo sforzo bellico.

Ormai, perché un minerale fosse definito, è necessario associare alla sua struttura cristallina la sua composizione chimica: SiO2 per il Quarzo, FeS2 per la Pirite, etc.

I minerali erano la fonte degli elementi indispensabili all’uomo, la seconda metà del 18° secolo vide la creazione della Scuola Reale delle Miniere nei locali dell’Hotel de la Monnaie a Parigi, il 1783.

Sotto la direzione di SAGE, vi si formavano gli ingegneri delle Miniere incaricati di trovare e di sfruttare i Minerali utili.

Il Comitato Rivoluzionario di Salute Pubblica, nella preoccupazione di vincere il blocco imposto dalle potenze europee, diede un’importanza particolare alla ricerca mineraria e creò l’Agenzia e il Corpo delle Miniere.

Un sequestro del 12 luglio 1794 fornì all’Agenzia, per le sue strutture e suoi uffici, l’Hotel de Périgord vicino all’Hotel de Mouchy, dove si insediò l’Ecole des Mines.

I grandi scienziati dell’epoca entrarono nel Corpo della Miniere: per esempio, Vauquelin o Faujas de Saint-Fond. Hauy fu nominato il 15 Vendemmiaio dell’Anno II (6 ottobre 1795) primo Corservatore delle collezioni.

Hauy vi portava un insegnamento a base scientifica che si basava sulla nuova chimica di Lavoisier e sulle analisi di Vauquelin.

I suoi corsi coprivano sia la Mineralogia che la Cristallografia. Tenuti regolarmente fino al 1802, ebbero un successo immediato che oltrepassò le frontiere e attirarono numerosi allievi stranieri: russi, polacchi e soprattutto americani.

Nel 1801, pubblicò il suo Trattato di Mineralogia, summa di tutte le conoscenze cristallografiche e mineralogiche dell’epoca che comporta la descrizione dettagliata di migliaia di campioni accuratamente riuniti nel Gabinetto presso il quale era in carica.

La sua autorità era universale: descrisse tutti gli esemplari raccolti dai numerosi amatori e collezionisti di minerali, eredi dei Gabinetti di Curiosità del XVIII° secolo.

Le collezioni dell’Ecole des Mines, raccolte dagli allievi e dagli Ingegneri, diventarono importanti. Queste furono riunite nel quadro dei loro studi e soprattutto nel corso delle loro esplorazioni nel mondo intero.

Altri minerali furono riuniti nei modi più diversi:

Nell’ottobre 1795, Hauy si vide consegnare la preziosa collezione di Romé de L’Isle, acquistata da Gillet de LAUMONT, Direttore dell’Agenzia delle Miniere.

Hauy la conservò nella propria camera verificando continuamente le misure, e utilizzando i dati per il proprio Trattato. Alla morte di Gillet de Laumont, nel 1835, questa collezione fu trasferita al Museo senza rispettare l’etichettatura originale.

Nei suoi scritti, Hauy rese omaggio a Romé de L’Isle, che pure l’aveva violentemente criticato ai suoi inizi trattandolo da "cristalloclasta". Realizzò tutte le misure degli angoli con il goniometro d’applicazione, reso famoso da Romé de L’Isle, e rifiutò ostinatamente di utilizzare i goniometri ottici più precisi, realizzato dagli scienziati inglesi, in particolare da WOLLASTON.

Alla fine del 18° secolo, la Mineralogia era vicina alla Fisica. BONAPARTE, allora primo Console, stimava molto Hauy e lo protesse.

Lo incaricò di redigere l’opera di base per l’Insegnamento della Fisica nei Licei.

Il 5 aprile 1802, Napoleone nominò Hauy Canonico Onorario di Notre-Dame di Parigi. Ma nello stesso periodo, trasferì l’Ecole des Mines sulle Alpi, questo mise fine al rapporto tra HAUY e l’Ecole des Mines di Parigi.

I due tomi del Trattato di Fisica di Hauy ebbero una grande successo. La prima edizione, nel 1803, fu seguita da una seconda tiratura nel 1806, e da una terza nel 1825.

Il Trattato fu adottato dal Consiglio Reale dell’Istruzione Pubblica sotto la Restaurazione.

Durante i Cento Giorni, Napoleone confidò al suo autore:

" Signor HAUY, avevo portato la vostra Fisica all’Isola d’Elba e l’ho riletta con grande interesse."

Come ricompensa per i suoi meriti, Hauy fu tra i primi nuovi eletti dell’Ordine della Legion d’Onore, e nominato Ufficiale fin dalla sua fondazione il 28 Novembre 1803.

Un aspetto essenziale dell’opera di Hauy riguarda le sue concezioni della nozione di specie minerale.

Verso la fine della sua vita, questo lo trascinerà in violente controversie con i suoi colleghi chimici.

Per l’eminente scienziato, un minerale era definito per una struttura: la molecola integrante, e una composizione chimica data.

Hauy unificò così le specie allora considerate differenti come il Berillo e lo Smeraldo, o a separare i gruppi considerati come varietà della stessa specie come le Zeoliti.

L’osservazione dei minerali della stessa struttura, ma di composizione differente, lo portarono a supporre una sostituzione degli elementi chimici di una specie data da altri componenti: ciò che lui chiamò -a giusto titolo- per epigenesi o pseudomorfosi.

 

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Questo gli impedirà di percepire la nozione di soluzione solida, minerale per il quale i costituenti potevano essere in proporzione variabile; si oppose così a BERTHOLLET e soprattutto a MITSCHERLICH di cui non accettò mai il concetto di isomorfismo.

Ciascuno dei protagonisti rimase sulle sue posizioni, In teoria, Hauy aderirà sempre alla sua idea di "composizione costante". In pratica, Hauy utilizzò soprattutto la definizione geometrica della specie, spiegando le variazioni di composizione con miscele impossibili da osservare.

Hauy non si è limitato allo studio dei cristalli ben formati. Si interessò anche alle rocce, questi aggregati di cristalli dalle forme generalmente mal definite.

Tra i numerosi termini petrografici ancora in uso ai nostri giorni, alcuni sono stati attribuiti da Hauy, come la Pegmatite: roccia di composizione granitica, mosaico di minerali di grande dimensione o Eclogite, costituita esclusivamente di granati e di pirosseni.