LAPIDARI INDIANI

A quando risalga la ideazione dei "lapidari "indiani non è possibile stabilirlo, anche se la compilazione è abbastanza recente. I più antichi scritti dell’india classica e specialmente il Kama Sutra, hanno numerosi richiami alla magia delle gemme ed alla loro influenze sulla sorte del possessore.

Tra tutti i lapidari indiani conosciuti si cita in particolare il "Ratnapariska" o "Conoscenza delle gemme" che può senza dubbio essere considerato il padre di tutti i lapidari. L’India infatti è considerata come la culla delle pietre preziose e di tutta la scienza a loro inerente. Presso gli antichi indiani tre categorie di persone dovevano possedere la "Ratnapariska": i commercianti che ne erano i diretti interessati; i principi, perchè un signore doveva essere sempre in grado di giudicare una pietra; i poeti che nelle descrizioni dei palazzi e delle corti esibivano tutte le gioie di cui 1’ India era ricca. Il lapidario indiano e’ di un tipo molto particolare non certo per ciò che riguarda la struttura, in quanto esso segue canoni ben precisi nella descrizione (origini, qualità, difetti, virtù, prezzo), ma piuttosto per la convinzione che tutte le opere sono molto spesso dono o castigo di una divinità’ e perciò, a seconda dei casi, apportatrici di fortuna o sfortuna. Un popolo dalle credenze profonde e’ quello degli Indiani; un popolo che molto spesso alla cultura abbina la leggenda. Sembra pertanto opportuno riportare ciò che si legge nella "Ratnapariskal’ a proposito dello zaffiro: " ..là dove le singalesi agitano dolcemente con la punta delle loro dita gli steli dei giovani fiori di iris, caddero i due occhi di Daitja di un profondo color azzurro, di uno splendore che era simile a quello di un loto fiorito. Per questa ragione la terra che si stende ai bordi dei ruscelli, con una interrotta linea di foreste di plumerie in fiore, abbonda di sontuosi zaffiri che sono la sua gloria."